Scommesse sportive: il passatempo che non passa mai di moda

È di gran lunga il passatempo della domenica: non c’è italiano che non abbia giocato una “schedina” poco prima che iniziasse la partita della sua squadra del cuore o quel match imperdibile del campionato e delle competizioni internazionali o che, in alternativa, non abbia accompagnato qualcuno a farlo. Oggi siti come www.promorally.it che permettono di puntare direttamente online sembrano aver sconvolto il mondo delle scommesse…ma, a guardare bene, non è esattamente così! Le scommesse sportive, sebbene cambiate nella forma e nella tecnica, rimangono ancora e innanzitutto un modo per divertirsi, specie tra amici.

Perché agli italiani (e non solo) piace puntare sullo sport

Chi scommette, anche chi oggi lo fa online, è infatti innanzitutto un grande appassionato di sport. Vale la pena sfatare a proposito un “falso mito”: non solo calcio, gli italiani che scommettono lo fanno oggi su tantissime discipline sportive, dall’ippica agli scacchi passando per il mondo dei giochi con le carte, e se c’è un vantaggio sicuro che ha portato il mondo dell’online betting è stato proprio allargare il campo delle possibilità e offrire a chi scommette più scelta proprio quanto a sport e a campionati su cui farlo. Che sia su www.promorally.it e co. o al centro scommesse sotto casa, insomma, chi punta lo fa per mettere alla prova le sue capacità tecniche, decisionali, previsionali e la sua stessa conoscenza dello sport in questione. Per questo spesso c’è un sottotesto di “sfida” che muove gli scommettitori, che siano di lungo corso o alle prime armi poco importa. Non è un caso che si scommette quasi sempre con – o, sarebbe il caso di dire, contro – gli amici aggiungendo al gioco una componente ancora più spiccatamente ludica e di competizione appunto. In tutto questo la componente economica sembra, se non scomparsa, messa almeno in secondo piano: il fatto che scommettendo online o dal vivo si possa guadagnare – e anche bene in qualche caso, se si gioca con strategia – viene quasi sempre dopo e non c’è niente di più sbagliato – e di pericoloso, verrebbe da aggiungere – che pensare al betting come un’attività remunerativa.